venerdì 20 aprile 2018

BALCK GOKU KAMEHAMEHA!!!

Giochi in casa - Istruttore Mirko Di Cintio

Gioco Individuale/Squadra (a seconda dei partecipanti)
Target: Da 4 anni in su
Difficoltà: 2/5
Tempo: 5 minuti circa
Giocatori: Da 2 a 10
Cosa occorre: Palloncino celeste e palloncino Nero o Rosa
Come si gioca:
Goku deve contrastare la Kamehameha di Black, riuscirà a farlo oppure avrà la meglio Black? è
tutto nelle vostre mani!! Decidete amichevolmente chi sarà Goku (palloncino celeste) e chi sarà
Black (palloncino nero o rosa), gonfiate i palloncini e decidete il punto di lancio da dove, appunto,
lanciare la vostra Kamehameha! Posizionatevi dietro la linea, uno accanto all'altro, fate la tipica
posa che si assume per fare la kamehameha e sparatela il più lontano possibile!
P.s. E’ ammesso soffiare e seguire il palloncino per farlo andare più lontano, ma non spingere il
palloncino con le mani dopo averlo lanciato.
Se siete in tanti potete fare delle squadre, decidere chi fa la kamehameha, e gli altri soffiano per
far andar più lontano il palloncino e far vincere la propria squadra!
Obiettivo : Vince chi riesce a lanciare la kamehameha più distante possibile dal punto di lancio.
Buon Divertimento e Non distruggete casa con le vostre Kamehameha!! XD XD

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venerdì 13 aprile 2018

LIGHT YAGAMI, IL NEMICO SEI TU

Articolo di Riccardo Sciarra -  Scrittore e Sceneggiatore

«Questo mondo fa schifo». Così esordisce Light Yagami, il protagonista del manga Death Note, presentandosi con uno sguardo da studente annoiato. E gli fa compagnia uno strano essere bizzarro, Ryuk, al suono di: «Che noia. Ogni giorno sempre la solita solfa». Il disprezzo e la noia saranno la benzina che farà girare gli ingranaggi dell’intera storia dal 2003 al 2006 su Weekly Shonen Jump in Giappone e dal 2006 al 2008 in Italia per Planet Manga: insieme, il dio della morte Ryuk e l’umano protagonista Light ne combineranno di tutti i colori, per poi andare, sempre insieme, a concludere la storia nel nero più oscuro, quello in cui finisce chiunque scriva su un quaderno della morte.
Il nero della copertina del Death Note, all’apparenza un innocuo quaderno a righe, permea la storia fin dentro all’anima del protagonista, rendendolo villain di sé stesso. Certo è che sono presenti gli antagonisti, personaggi che metteranno a repentaglio la propria vita per sventare gli utopici piani di un Light autoproclamatosi «dio di un nuovo mondo» e immediatamente soprannominato Kira dai suoi sostenitori, ma il vero avversario di Light è dentro di lui. Il nemico di Light è Kira e il nemico di Kira è Light: la divinità e l’umano sono incompatibili, uno dei due dovrà soccombere. La storia narrata nel manga Death Note è quella di un sogno realizzato che si rivela sempre più un incubo terribile e angosciante.
Light vuole plasmare la società e la comunità umana a immagine e somiglianza dei suoi ideali, senza rendersi conto che egli stesso è parte di quel gruppo di persone (o personaggi, in questo caso). Light pecca ingenuamente di hybris, quella stessa arroganza che ebbe Icaro volando verso il sole, una presunzione che lo porterà tragicamente a schiantarsi al suolo. Light è quindi un personaggio letteralmente tragico, vittima degli eventi piuttosto che motore e conduttore: la fine della sua storia è inscritta nel suo inizio. La superbia con cui Light cerca di annullare la sua componente umana per trascendere in Kira è peccato capitale e gli dei non fanno sconti. Light non voleva morire, ma Kira ha giustiziato anche lui.
Disegno di Onikittychan - allieva corso Pro e docente corso Teen

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venerdì 6 aprile 2018

VILLAINS QUIZ

Giochi in casa - Istruttore Mirko Di Cintio

Gioco di squadra
Target: Da 6 anni in su
Difficoltà: 3/5
Tempo: 5/10 minuti a parola
Giocatori: Da 4 in su
Cosa occorre: Fogli di carta e pennarelli
Come si gioca:
Prima di tutto si disegnano le lettere dell’alfabeto su dei fogli di carta, si mischiano e si mettono in
mucchio al centro del campo di gioco. Bisogna disegnare più volte le lettere per una buona
riuscita del gioco, almeno 10/15 volte la stessa lettera.
Terminati i disegni, si formano due squadre che si posizionano, in fila uno dietro l’altro, a qualche
metro di distanza dal mucchio delle lettere. Il bambino o l’adulto che fa il capogioco, si posiziona
invece davanti alle lettere: tocca a lui fare la domanda sul cattivo ai quali le due squadre
dovranno rispondere componendo la risposta o le risposte giuste.
Al via, i primi due giocatori di ogni squadra dovranno correre verso il mucchio delle lettere, trovare la prima lettera per comporre la parola della risposta giusta, tornare al proprio gruppo battendo la mano del compagno successivo, che a sua volta partirà alla ricerca della seconda lettera, e così via fino a completare la parola.
P.S. La domanda può essere molto semplice (Es1), più complicata (Es2), o avere 2 o più
risposte giuste (Es3):
Es1: Chi è il principale nemico di Batman? Joker
Es2: Quale scrittore respinse Joker? Bill Finger
Es3: Un nemico di Batman. Joker, Pinguino, Bane, ecc. ecc.
Obiettivo: Vince la squadra che indovina la risposta e che riesce a comporre per prima la
parola!!
Come al solito non divertitevi troppo, e spremetevi le meningi!!

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Ti piacerebbe provare anche altri giochi insieme ad altri ragazzi? Vieni a TROVARCI presso la nostra sede ad Aprilia in via Muzio Clementi 49! 
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sabato 31 marzo 2018

IL CONIGLIO PASQUALE VA IN CITTA'


Il coniglio Pasquale, detto Lino, doveva consegnare tutte le sue uova decorate a tutti gli abitanti della città. Le aveva delicatamente colorate una a una, creando un diverso disegno per ciascun destinatario. Come ogni anno, avrebbe caricato dolcemente sul carretto il cesto di vimini con dentro le preziose uova dipinte. Come ogni anno, sarebbe sceso giù con calma per la strada maestra, lasciando vicino a ciascuna porta un uovo, salutando chiunque con il più largo sorriso. Come ogni anno, avrebbe reso felici tutti quanti. Contento e soddisfatto, caricò dolcemente il cesto di uova sul carretto e si diresse in città percorrendo serenamente la strada maestra. La brezza primaverile lo accarezzava mentre trascinava il carretto con passione, l’odore della campagna lo rilassava mentre gettava un occhio per controllare che le adorate uova fossero tutte al loro posto, i raggi del sole mattutino... Ecco, quelli lo accecarono per un istante, facendolo inciampare su un grosso sasso. Lino ruzzolò da un lato, le ruote del carretto sbandarono dall’altro, mentre il carico di uova decise di proseguire dritto per la discesa. Una cascata di uova iridescenti si dirigeva lontano lontano, mentre Lino non riusciva a fare altro che assistere con gli occhi sgranati, la bocca spalancata, le braccia cadenti. Un solo pensiero riusciva a orbitargli nel cervelletto ormai paralizzato dall’angoscia: «?!». Ma non c’era proprio tempo per riflettere, doveva agire d’impulso e salvare ogni singolo uovo. Agguantò il cestino di vimini ora pienamente vuoto e cominciò a correre forsennato più rapido che poteva, zampettando sul terreno più veloce di una lepre. La lingua gli finiva penzoloni mentre si precipitava a raccogliere il primo uovo. Lo afferrò con la sua presa più salda e gentile, lo infilò nel cestino stando bene attento a non romperlo e intanto continuava a sgambettare. Si fiondò subito su un gruppetto di uova fermo in mezzo a un ciuffetto d’erba, le acchiappò e mise a far compagnia all’uovo solitario nel cesto. E poi ne salvò uno incastrato in un cespuglio di rovi, un altro dentro al nido di un falco, uno giù per la scarpata, sopra a un masso, immerso nel fiume, sotto a una foglia, di fianco a una staccionata, tuffato in una fontana, dietro a un cartello stradale, in mezzo a una rotatoria, sopra a un semaforo, dentro a un tombino, sotto a un’automobile. Era finalmente arrivato in città percorrendo tuuuuuutta la strada maestra di corsa. Si fermò a riprendere fiato prima di soffocare e a riposare le zampe prima di cadere sfinito. Non vedeva più uova ruzzolare intorno. Lino era riuscito a recuperarle tutte quante. O forse qualcuna era ormai fin troppo ben nascosta, ma Lino non voleva nemmeno prendere in considerazione l’idea di doversi mettere a correre di nuovo. Ce l’aveva fatta, in un modo o nell’altro. Gli era rimasto ancora del tempo sufficiente per consegnare tutte le uova, ce l’avrebbe fatta. Si fermò davanti alla porta più vicina e suonò il campanello, girandosi a cercare nel cestino di vimini per recuperare l’uovo giusto per quell’abitazione. Ma non fece nemmeno in tempo a voltarsi che scivolò dritto sul marciapiede. Aveva le zampe sporche di... cos’era quella sostanza appiccicosa che sembrava provenire dall’interno del cesto? Con lo sguardo carico di terrore, Lino si sporse a controllare in che condizioni fossero le uova. Con l’angoscia nel cuore, riemerse dal fondo del cestino. Erano tutte completamente fracassate. Solo questo aveva in mente in quel momento disperato: «...». Per la prima volta, non avrebbe reso felici tutti quanti. Era fermo lì, seduto a terra, appoggiato schiena al muro. Tirò un calcio deluso ribaltando il cestino, l’albume cominciò a scolare copioso lungo la via asfaltata. Dalla porta a fianco si affacciarono per verificare chi avesse suonato il campanello. Era un’anziana coppia di coniugi. Alla vista di Lino così ridotto, la signora raccolse il cesto di vimini ancora bello pieno d’albume, mentre il signore chiamò a gran voce tutti i vicini disponibili. Lino non se n’era accorto, impegnato com’era, ma si era fatta ora di pranzo. Cominciarono ad arrivare a frotte, da ogni direzione, di tutte le età. Sembrava che tutta la città si stesse radunando in quella casa, sotto allo stesso tetto. Mentre la signora versava l’albume in un’enorme padella, il signore apparecchiava la tavola e faceva sedere ognuno al proprio posto. Lino osservava incredulo cercando di seguire ogni movimento, ogni gesto, muovendo a scatti la testa di qua e di là, ma il viavai era tale da impedirgli di capire tutto e forse era meglio così. L’odore che dalla cucina proveniva stava inondando tutto l’ambiente di un friccicore asprigno e gustoso. La signora si presentò fuori dalla cucina con un piatto ricolmo del frutto di quelle uova. Era pronta, la frittata di Pasquale. Pronti a tavola, tutti sorridevano allegri, gioviali. Lino non riusciva a crederci. Come ogni anno, era riuscito a rendere felici tutti quanti.

venerdì 30 marzo 2018

COSPLAY LEVEL UP

Articolo di Onikitty Chan - Cosplayer 

Spesso capita di sentirsi bloccati, dopo un paio d'anni passati a fare da soli i propri cosplay, non si vede quel magnifico level up che si sta aspettando e il risultato non è mai abbastanza soddisfacente ai nostri occhi. Ecco a voi quindi alcuni consigli.
Avere delle buone reference sotto mano: è sempre meglio avere più foto di reference da davanti tanto quanto da dietro. Talvolta da scena a scena i colori sembrano cambiare molto, quindi se esistono delle schede personaggio ufficiali è sempre meglio stamparle e tenerle sempre sott’occhio.
Investire in materie prime decenti: lavorare anche solo con un buon filo che non si spezza dopo pochi punti e con u n ago adatto alla stoffa che si usa fa una grande differenza, non solo da un ottimo risultato, ma aiuta anche a non sprecare tempo. Ovviamente dipende da con cosa si lavora, ad esempio se si cuciono spesso materiali elasticizzati, nonostante ci siano molte alternative, converrebbe investire in una taglia e cuci.
Capire cosa si sta facendo: quando si sta per commettere degli errori madornali di solito è perché semplicemente non si ha un’ idea chiara in mente, per questo è sempre avere un piano , e un piano di riserva nel caso qualcosa vada storto.



Passando un po’ più al lato pratico della cosa ecco alti consigli.
Provare continuamente il cosplay: mentre ci si lavora su aiuta a tenere tutto sotto controllo, soprattutto la taglia quando si lavora con tessuti non elasticizzati
Tenere sempre i fili sotto controllo: non dopo ogni cucitura, perché impiega un po’ di tempo, ma abbastanza spesso, così non c’è il rischio che si scuci nulla né mentre si cuce, né all’ evento.
Usare il ferro da stiro: sia prima di tagliare, la stoffa per averla il più piatta possibile, che mentre su cuce , per mantenere le cuciture interne piatte, che quando si ha il cosplay finito, per non andare in fiera con il cosplay che pare carta stagnola.
Lavare il cosplay prima di metterlo: non che sia sporco, ma essendo provato spesso e segnato col gessetto si potrebbero vedere i segni di gesso, e ad ogni modo un cosplay appena lavato e profumato e decisamente più confortevole.
Dedicare qualche minuto ad un controllo finale: è sempre meglio controllare tutto prima di andare in fiera. prima il cosplay va controllato dall’esterno, cercando se ci sono filetti attaccati o da annodare, se si vedono delle cuciture che non si dovrebbero vedere ecc. poi , se sia ha tempo, dall’ interno,qui si deve controllare se c’è troppa stoffa in eccesso in alcuni punti, se alcuni puti sono saltati o se si è dimenticato di cucire qualcosa, anche controllare se è scappato qualche filo è importante,perché nell’ indossare il cosplay potrebbe incastrarsi e tirare qualche cucitura.

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lunedì 19 marzo 2018

UN PADRE


Racconto di Riccardo Sciarra - Scrittore e sceneggiatore

Era arrivato il biondo tramonto dorato e il padre ancora stava lì a zappare tra gli ulivi. Scavava solo il terreno per fondare una buca, con un sacco di iuta vicino a fargli da unico compagno. Non c’era più tempo, il cielo di un blu celestino si stava ormai tingendo per far spazio alla notte scura. Si avvicinava con passo furtivo, il figlio, stando attento a non calpestare i rametti, a nascondersi dietro alle foglie. Lo scrutava da lontano, senza farsi scoprire, all’oscuro di tutto. Il padre continuava ad agitare la terra. Il piccolo muoveva ancora qualche passo curioso in direzione della figura paterna e TRAC, inciampava a faccia in giù sui resti dell’aratro di famiglia. Il vecchio smise subito, cadde la zappa e si voltò sorpreso di scatto, mentre il giovane tentava in tutti i modi di fare meno rumore possibile per andarsene, ma quella macchina metallica gridava TLING, CLANG, SDLONG in tutte le direzioni. Aiutato dal padre, riuscì finalmente a liberarsi dall’abbraccio di quell’antico aggeggio arrugginito. E insanguinato. Le lame erano tinte di un rosso vermiglio non loro. Le mani del padre erano però già sporche dello stesso fluido scarlatto. Il figlio stranito corse via rincorso dal padre che non gli riusciva a star dietro. Raggiunse quindi il sacco e l’aprì senza pensarci. Guardò dentro e c’era il suo dolce piccolo gatto morto sventrato. Gli occhi del figlio chiesero spiegazioni al padre con la lingua delle lacrime. Il padre rispondeva con gli urli e gli strilli, ma solo quando parlarono lo stesso dialetto riuscirono a capirsi davvero. Così glielo disse sincero, da padre a figlio. Il gatto era morto al mattino travolto dai coltelli dell’aratro trascinato dal padre incosciente. Non voleva, ma l’ha fatto. Al pomeriggio non sapeva che fare, quel padre attanagliato dalla vergogna e dal dubbio. Per non deludere il figlio, sceglieva di mentire, che il gatto era sparito, che forse sarebbe tornato. Alla sera stava scavando una buca per seppellire il corpo e la colpa. Ma una menzogna al figlio non stava bene. Così glielo disse sincero, da figlio a padre. Si abbracciarono a lungo. Forse capirono entrambi. Perché un padre non copre gli errori. Perché un padre ti insegna a sbagliare.

giovedì 8 marzo 2018

E' RIMASTA LEI


Racconto di Riccardo Sciarra - Scrittore e sceneggiatore

Ha perso tutto. Se n’è andato senza spiegare. È sparito, lasciandola. Senza forze, senza speranza. A fatica si tira fuori dal letto, spostando quelle coperte matrimoniali troppo pesanti per lei. Il corridoio è più lungo del solito e la porta del bagno sempre più distante. Davanti allo specchio l’aspettava un processo in cui giudice, giuria e boia non erano altri che lei, solo lei, sola. Non osa guardarsi dentro per paura di trovare il nulla. C’è del vuoto all’altezza del petto che si allarga sul fianco e scende profondo, fino alle viscere e lì ristagna e s’ammorba per sempre. O forse qualcosa di peggio risale sul volto. Lo sguardo sconfitto, la smorfia di resa, una debolezza sconosciuta e per questo scansata. Lascia la fede sul bordo del gabinetto e getta via tutto il poco che sente ancora dentro giù per lo scarico dopo uno, due e ancora venti conati. Ha perso tutto. Sul lavandino ancora il suo profumo a far da infame promemoria. Apre la finestra e lo getta via fuori, ma cambiare aria non serve a niente se ormai è irrespirabile. Non trova alcun bisogno di campare, nessun motivo per resistere. Guarda là sotto in strada quanta gente più felice e sorridente e allegra e spensierata e ingiusta. La stanchezza è tanta, il dolore troppo. Si dice che non ce la può fare. Crede a ogni singolo sconforto. È pronta ad abbandonarsi. Ha perso tutto. Si volta giusto un istante a guardare indietro un’ultima volta. Solo così vede lei bambina, sua figlia. Sta lì sulla soglia, di fianco alla doccia, coi riccioli d’oro tutti la madre e quegli occhi castagno tutti del padre a chiedere perché. Allora lascia il davanzale, chiude a fatica le imposte e l’abbraccia con tutte le lacrime che le sono rimaste. Adesso capisce, forse. Se n’è andato senza spiegare. È sparito, lasciandola. Ma non tutto è perduto. È rimasta lei.

giovedì 1 marzo 2018

LE 5 MOSSE ZAMASU

Tutorial di Francesca Dea - Creativa, Fumettista, Illustratrice
Matita 2H, gomma, gomma pane
Fogli del tipo Fabriano F4 o Tecnico 6
Pennarelli graduati 0.05, 0.1, 0.2, 0.3  e 0.4
Pennarellone nero del tipo Tratto marker punta tonda

Alzi la mano chi sta seguendo la nuova serie di Dragonball... ecco benone, siamo parecchi! Allora sicuramente avrete notato, tra i personaggi, uno dei Villains a mio avviso più “fighi” di tutta l’epopea di questo Anime: Zamasu. E davvero non posso dargli torto quando se la prende con i mortali...alcuni sono davvero insopportabili. Si, si è guadagnato tutta la mia simpatia, e l’ho messo al secondo posto dei miei preferiti. Il gradino più alto del mio Villain’s podio... bè lo sapete! (No?) Volevo, quindi proprio realizzare un’omaggio a questo personaggio, disegnandolo in una posa dinamica e accattivante. 

Mossa #1 La reference giusta
Come reference ho deciso di usare una bella immagine di Ghoan (Fig1) oltre al “Model Sheet” del personaggio stesso (Fig2).


Fig1
Fig2
Mossa #2 Gemotrizzazione
Dopo aver individuato sulla reference le forme geometriche principali le riporto sul foglio (Fig3)
Fig3
Mossa #3 da Gohan a Zamasu: il Layout
Aggiungo quindi tutti i dettagli che contraddistinguono il personaggio compreso l’abbigliamento e gli accessori. In questa fase il disegno è abbastanza abbozzato e “sporco” (Fig. 4)
Fig4
Mossa #4 Il tratto definitivo: il Cleanup
Passo la gomma pane per alleggerire il tratto e ripulirlo. A questo punto vado a ripassare in maniera molto leggera solo le line che servono a definire il soggetto (Fig 5)
Fig5
Mossa #5 Il lato oscuro: l’Inchiostrazione
Utilizzando i pennarelli graduati vado a ripassare il disegno prestando attenzione ad usare un pennarello dalla punta più spessa per gli elementi a noi  più vicini, come ad esempio la mano, mentre quelli dalla punta molto fine li utilizzo per elementi più distanti e per i dettagli più piccoli.
Fig6

E per te, qual’è il personaggio di Dragonball Super che ti ha colpito di più? E perché? raccontacelo nei commenti  e seguici sulla nostra pagina Fb per essere sempre aggiornato sulle nostre iniziative!  

venerdì 23 febbraio 2018

LO STRISCIANTE INGANNO DI JAFAR

Articolo di Riccardo Sciarra -  Scrittore e Sceneggiatore                               

Disegno di Francesca Dea direttore e docente SchoolComix
Il film d’animazione Aladdin del 1992 ci introduce fin da subito in una «terra di fiabe e magie» con la canzone Notti d’Oriente, un mondo narrativo in cui «potresti bruciar di passione anche tu» ispirato al racconto Aladino e la lampada meravigliosa contenuto nella celebre raccolta Le mille e una notte. Trascinato da un bolso cammello sulla coda del brano, un venditore ambulante ha attraversato il deserto per poterci dare il benvenuto ad Agrabah, «città del mistero, città magica», e poi cercare di venderci a saldo un po’ di cianfrusaglie che porta sempre appresso. Fra tutta quella paccottiglia, però, c’è della «merce eccezionalmente rara» a cui sarebbe meglio dare un’occhiata più attenta: «non è una lampada come le altre», ci ammonisce il venditore, preoccupato di vederci andar via annoiati e scontenti, «pensate che una volta cambiò il destino di un giovane». Mmm, ora ha davvero la nostra attenzione... «Volete che vi racconti la sua storia?». Chi tace acconsente e la storia comincia.

«Comincia in una notte nera», ci dice suadente il venditore, creando il velo di stelle sul quale potremo sognare le vicende di Aladdin, «con un uomo in nero che attende con in mente un oscuro proposito». Eccolo, su una collina di sabbia, il villain della storia, il nemico da affrontare, fin da subito antagonista e motore degli eventi tanto quanto il protagonista. Da oscuro uomo nero con oscuri propositi che si rispetti, viene rappresentato in penombra e, quando viene raggiunto dal suo sgangherato sgherro, appare minaccioso e sovrasta sia lui che noi dall’altro del sua cavalcatura. «Sei in ritardo...», dice con voce melliflua e maligna, ammonendo il suo scagnozzo: non si arriva mai al momento giusto quando c’è di mezzo un villain, solo lui sa quando essere nel posto giusto al momento giusto. Gli oscuri propositi e i contorti piani di conquista di questo uomo in nero che si rivelerà essere Jafar, Gran Visir del Sultano, si esprimono anche attraverso la sua caratterizzazione grafica: pizzetto lungo e arzigogolato, occhi minacciosi e sguardo penetrante più di una lama di sciabola, dialoghi proferiti a denti strettissimi e mani dotate di dita affusolate come artigli.

Non è un caso se il suo “animale da compagnia” è un pappagallo dal fare sbrigativo e dalle veloci zampe voraci chiamato Iago, ovvio riferimento al famigerato tessitore di inganni dell’Otello shakespeariano. E appena un po’ di luce assiste i nostri occhi da spettatori, possiamo notare come il vestito di Jafar e le piume di Iago siano caratterizzate da un intenso colorito rosso, luciferino richiamo alla loro natura criminale. A proposito di occhi, infine, un altro paio di dettagli di questo villain richiama questo colore così passionale: i suoi stessi occhi e gli occhi del suo infido bastone a forma di cobra. La vera natura di Jafar si manifesterà chiaramente alla fine della pellicola, quando, all’apice della sua arroganza e spudoratezza, non esiterà a rivelarsi per il viscido rettile che in realtà è sempre stato.

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venerdì 16 febbraio 2018

COME SI IMPOSTA UNA TAVOLA?

Articolo di Nicola Perugini - Fumettista


La prima tavola, la tavola d’inizio, quella che introduce il lettore nel mondo da voi creato, indica molto del lavoro che seguirà, per cui la scelta di come impostarla sarà importante.
Sono due i modi per realizzarla, oggi andremo a vedere il primo:


Il primo, è più classico. La tavola che utilizzo come esempio è tratta da ‘Transformers SOD - the faith of Trannis’, da me disegnata, che è impostata in una serie di 5 vignette.

La vignetta 1 inquadra il mondo nel quale si svolge l’azione. Una panoramica di una città futuristica.
La vignetta 2 stringe l’inquadratura su di un edificio particolare mostrando i personaggi dentro alla stanza. L’inquadratura è ancora ampia e ci mostra l’esterno dell’edificio e i personaggi attraverso una finestra.
La vignetta 3, si vede l’interno della stanza e i due personaggi coinvolti nel dialogo, che per altro è iniziato fuori campo nella vignetta 1. In primo piano c’è il protagonista, Trannis, e sullo sfondo il personaggio che dialoga con lui.
La vignetta 4, la visuale si sposta sullo sfondo e inquadra il personaggio secondario, che diviene primario, e l’azione che svolge.

Quindi per concludere, la tavola passa da una inquadratura generale molto ampia, per scendere nel dettaglio sull'azione.

Per realizzare tantissime creazioni come queste, ti aspettiamo alla School Comix
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