venerdì 18 maggio 2018

LA VIGNETTA PRINCIPALE


Articolo di Nicola Perugini - Fumettista

Quando realizziamo una tavola, essa sarà composta da più vignette (a meno che non sia una spash page). All’interno di una tavola c’è una vignetta che determina l’economia di tutta la tavola, è va realizzata più grande delle altre.
L’importanza della vignetta è, in genere, già evidente nella sceneggiatura e ribadisco l’importanza di leggere attentamente tutta la sceneggiatura.
Nicola Perugini,  serie Transformers, SOD
Lo sceneggiatore vuole dare un messaggio chiaro proprio in quella vignetta, e noi come disegnatori ed interpreti, dobbiamo cogliere al meglio il messaggio.
Ciò non significa che la vignetta più importante va disegnata meglio e sulle altre si sorvola.
Si può anche individuare una seconda vignetta, importante. Ma bisogna fare attenzione alla eccessiva presenza di scene madri. Il rischio è affaticare e stancare il lettore.
Si può pensare ad una tavola con tutte vignette con la stessa importanza, nel caso di una tavola di colloquio o di passaggio. Ma non ad una tavola con solo scene madri.
Esaminiamo le tavole riportate qui. La vignetta principale è l’ultima, e tutte sono concepite come asservite alla stessa, che rappresenta l’esultanza del capo dei Decepticons e dei suoi accoliti.
Nicola Perugini,  serie Transformers, SOD

Per realizzare tantissime creazioni come queste, ti aspettiamo alla School Comix
Dove potrai dare sfogo alla tua fantasia. 
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domenica 13 maggio 2018

LEI MADRE

Racconto di Riccardo Sciarra - Scrittore e sceneggiatore.

Chiuse gli occhi e sperò. Che non fosse mai successo. A lei. Un sogno e un incubo, lo stesso. Con lui. Se n’era andato. Perché? Non c’era, quel miraggio più vero che avesse mai incontrato. L’aveva conosciuto ed era giovane e ingenua e una passione tutta loro li abbracciava nel letto. Se n’era andato. Perché? Lo desiderava e l’aveva lì tra le braccia e lo baciava. Se n’era andato. Perché? Faticava a ricordalo, sentiva il dolore, a terra, gettata, piangeva. Al ventre si toccava, dove la carezzava dolcemente lui. Se n’era andato. Perché? Nel ventre sentiva nascere vita nuova. Se n’era andato. Per quello. Al ventre guardava cieca e gridava muta. Disperata, perduta, buia. Ma una luce unica le brillava dentro. Ma una voce sola le cantava dentro. Una malinconica melodia magnifica le cresceva dentro. Non l’avrebbe lasciata andar via. L’avrebbe accettata e tenuta e curata. Sua figlia. Lei madre.

venerdì 11 maggio 2018

LE 5 MOSSE DI BALCK GOKU

Tutorial di Francesca Dea - Creativa, Fumettista, Illustratrice
Matita 2H, gomma, gomma pane
Fogli del tipo Fabriano F4 o Tecnico 6
Pennarelli graduati 0.05, 0.1, 0.2, 0.3  e 0.4

Personaggi come Goku, o in questo caso Black Goku possono essere presi come spunto interessante per studiare le proporzioni del corpo umano, anche realistico.
I canoni  Classici  riguardanti la figura umana sono decodificati da Plicleto nel 450 a. C. circa. In linea di massima rimangono validi ancora oggi, ed usati anche nei personaggi dei fumetti che ripropongono una struttura umana abbastanza realistica. 

#1 Questioni di "teste"
Il corpo umano risultra proporzionato in base all'altezza della testa. Complessivamente, un'uomo di statura media, adulto, risulta essere alto 7 o 8 teste. Nell caso di Black Goku 7, come riportato in figura 1
fig1
#2 Il bacino, nel mezzo
Alla misura 3 e 1/2 si colloca il bacino, parte centrale del corpo che lo divide in zona superiore (testa, busto e arti superiori) e parte inferiore (arti inferiori). Le articolazioni si trovano collocate ad altezze specifiche come mostra la figura 2
fig2
#3 Dare volume
Dopo aver disegnato la struttura ossea semplificata, aggiungiamo i volumi del corpo e abbozziamo l'abbigliamento e gli accessori, come in figura 3
fig3
#3 Definizione e identità
Definiamo meglio il corpo e aggiungiamo tutti gli elementi del viso. Come nella realtà, i tratti del viso e la capigliatura attribuiscono un'identità specifica al personaggio. Anche l'abbigliamento e gli accessori, se ben curati e scelti con accortezza, contribuiscono a definire il personaggio. Espressione e abbigliamento contraddistinguono Black Goku da Goku, mettendo in risalto il suo ruolo da villain
figura 4
#5 Inchiostrazione
Con i pennarelli graduati, scegliendoli con accortezza a seconda degli elementi che dobbiamo inchiostrare (più sottile per i dettagli più grosso per l'abbigliamento e il corpo), definiamo il personaggio. Il lavoro termina come mostrato in figura 5
fig5
Mettiti alla prova anche tu e scopri se i tuoi personaggi preferiti rispettano o meno il canone di Policleto! Aspettiamo i tuoi lavori all'indirizzo mail schoolcomixaprilia@gmail.com Tutti i disegni pervenuti saranno pubblicati sulla nostra pagina FB School Comix!

venerdì 4 maggio 2018

LA CHIMICA DEL MALE

Articolo di Giuseppe Congedo - Sceneggiatore
Target: Adulti

Una delle più celebri opere di Francisco Goya si intitola Il sonno della ragione genera mostri. Nel
mondo del fumetto, invece, tale onere spetta decisamente alla scienza.
Sia chiaro, si sta parlando di scienza folle in mano a persone decisamente poco equilibrate.
Fateci caso, tra i grandi cattivi del fumetto, quanti sono i figli di un incidente da laboratorio?
E' dai tempi di Robert Louise Stevenson e del suo celeberrimo Lo strano caso del dottor Jeckyll e
del signor Hide che la chimica assurge al ruolo di formidabile catalizzatore del lato oscuro che
alberga in ognuno di noi. Quella parte malvagia che viene tenuta a bada da civiltà e norme di
educazione trova finalmente la forza per rompere le catene e liberarsi sul mondo, il tutto grazie al
potere propulsivo di qualche intruglio ribollente in una pipetta di vetro.
Qualcuno di voi starà già protestando decantando le lodi di tutti quei supereroi resi tali dalle stesse
sostanze o incidenti assortiti. Vero, ma qui siamo nel mondo dei malvagi e la cosa si fa
decisamente più divertente. In fin dei conti l'occasione fa l'uomo ladro, mica eroe in calzamaglia.
Riprendendo in mano il personaggio di Stevenson, salta subito alla mente una sua inquietante
versione in stile comics. Sto parlando del dottor Curtis Connors che, desideroso di recuperare il
suo braccio mancante, crea ed ingerisce una sostanza che lo trasforma in una mostruosa lucertola
gigante. Sto ovviamente parlando di Lizard uno dei cattivi più celebri di Spider Man.
E che dire del Joker e del suo bagno in una vasca di prodotti chimici? Di Due Facce reso folle dal
contatto con un acido corrosivo? E ManBat e ClayFace?
Insomma, se un giorno decideste di regalare il Piccolo Chimico a vostro figlio, assicuratevi che
funzioni bene e che il vostro pargolo sia caratterialmente portato a salvare il mondo, piuttosto che
a distruggerlo.

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venerdì 27 aprile 2018

COME SI IMPOSTA UNA TAVOLA? (Part 2)

Articolo di Nicola Perugini - Fumettista

Se avete letto il primo articolo, riguardante uno dei due metodi per impostare una tavola d’inizio, questo è il secondo, meno classico; è un modo molto cinematografico di concepire l’incipit della storia, realizzato per la prima volta da Alfred Hitchcock ne “Il club dei 39”.
La tavola viene impostata al contrario rispetto al metodo classico, e il lettore o spettatore, viene introdotto all’azione da dei dettagli che poi si dispiegano in un secondo momento unendosi in un campo lungo che li racchiude tutti.
Uso, come esempio, le prime due tavole di un progetto al quale sto lavorando da tempo, che s’intitola Salomon Slaine (progetto ambientato nel mondo del Rock).

La prima tavola è composta da 6 vignette che svelano il protagonista e l’azione un dettaglio alla volta:
·         Pantaloni e asta microfono(vignetta 1),
·         La testa da dietro che canta al microfono(vignetta 2),
·         Gli stivali(vignetta 3),
·         Il pubblico( vignetta 4),
·         Il Batterista(vignetta 5),
·         Il cantante(vignetta 6).
Il tutto si palesa completamente nella tavola due, che è composta da un'unica vignettona, la quale mostra cosa compongono i dettagli.
I dettagli della tavola 1 esplodono nella tavola 2 rendendo il fragore ed il macello, di un concerto di Heavy Metal.

venerdì 20 aprile 2018

BALCK GOKU KAMEHAMEHA!!!

Giochi in casa - Istruttore Mirko Di Cintio

Gioco Individuale/Squadra (a seconda dei partecipanti)
Target: Da 4 anni in su
Difficoltà: 2/5
Tempo: 5 minuti circa
Giocatori: Da 2 a 10
Cosa occorre: Palloncino celeste e palloncino Nero o Rosa
Come si gioca:
Goku deve contrastare la Kamehameha di Black, riuscirà a farlo oppure avrà la meglio Black? è
tutto nelle vostre mani!! Decidete amichevolmente chi sarà Goku (palloncino celeste) e chi sarà
Black (palloncino nero o rosa), gonfiate i palloncini e decidete il punto di lancio da dove, appunto,
lanciare la vostra Kamehameha! Posizionatevi dietro la linea, uno accanto all'altro, fate la tipica
posa che si assume per fare la kamehameha e sparatela il più lontano possibile!
P.s. E’ ammesso soffiare e seguire il palloncino per farlo andare più lontano, ma non spingere il
palloncino con le mani dopo averlo lanciato.
Se siete in tanti potete fare delle squadre, decidere chi fa la kamehameha, e gli altri soffiano per
far andar più lontano il palloncino e far vincere la propria squadra!
Obiettivo : Vince chi riesce a lanciare la kamehameha più distante possibile dal punto di lancio.
Buon Divertimento e Non distruggete casa con le vostre Kamehameha!! XD XD

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venerdì 13 aprile 2018

LIGHT YAGAMI, IL NEMICO SEI TU

Articolo di Riccardo Sciarra -  Scrittore e Sceneggiatore

«Questo mondo fa schifo». Così esordisce Light Yagami, il protagonista del manga Death Note, presentandosi con uno sguardo da studente annoiato. E gli fa compagnia uno strano essere bizzarro, Ryuk, al suono di: «Che noia. Ogni giorno sempre la solita solfa». Il disprezzo e la noia saranno la benzina che farà girare gli ingranaggi dell’intera storia dal 2003 al 2006 su Weekly Shonen Jump in Giappone e dal 2006 al 2008 in Italia per Planet Manga: insieme, il dio della morte Ryuk e l’umano protagonista Light ne combineranno di tutti i colori, per poi andare, sempre insieme, a concludere la storia nel nero più oscuro, quello in cui finisce chiunque scriva su un quaderno della morte.
Il nero della copertina del Death Note, all’apparenza un innocuo quaderno a righe, permea la storia fin dentro all’anima del protagonista, rendendolo villain di sé stesso. Certo è che sono presenti gli antagonisti, personaggi che metteranno a repentaglio la propria vita per sventare gli utopici piani di un Light autoproclamatosi «dio di un nuovo mondo» e immediatamente soprannominato Kira dai suoi sostenitori, ma il vero avversario di Light è dentro di lui. Il nemico di Light è Kira e il nemico di Kira è Light: la divinità e l’umano sono incompatibili, uno dei due dovrà soccombere. La storia narrata nel manga Death Note è quella di un sogno realizzato che si rivela sempre più un incubo terribile e angosciante.
Light vuole plasmare la società e la comunità umana a immagine e somiglianza dei suoi ideali, senza rendersi conto che egli stesso è parte di quel gruppo di persone (o personaggi, in questo caso). Light pecca ingenuamente di hybris, quella stessa arroganza che ebbe Icaro volando verso il sole, una presunzione che lo porterà tragicamente a schiantarsi al suolo. Light è quindi un personaggio letteralmente tragico, vittima degli eventi piuttosto che motore e conduttore: la fine della sua storia è inscritta nel suo inizio. La superbia con cui Light cerca di annullare la sua componente umana per trascendere in Kira è peccato capitale e gli dei non fanno sconti. Light non voleva morire, ma Kira ha giustiziato anche lui.
Disegno di Onikittychan - allieva corso Pro e docente corso Teen

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venerdì 6 aprile 2018

VILLAINS QUIZ

Giochi in casa - Istruttore Mirko Di Cintio

Gioco di squadra
Target: Da 6 anni in su
Difficoltà: 3/5
Tempo: 5/10 minuti a parola
Giocatori: Da 4 in su
Cosa occorre: Fogli di carta e pennarelli
Come si gioca:
Prima di tutto si disegnano le lettere dell’alfabeto su dei fogli di carta, si mischiano e si mettono in
mucchio al centro del campo di gioco. Bisogna disegnare più volte le lettere per una buona
riuscita del gioco, almeno 10/15 volte la stessa lettera.
Terminati i disegni, si formano due squadre che si posizionano, in fila uno dietro l’altro, a qualche
metro di distanza dal mucchio delle lettere. Il bambino o l’adulto che fa il capogioco, si posiziona
invece davanti alle lettere: tocca a lui fare la domanda sul cattivo ai quali le due squadre
dovranno rispondere componendo la risposta o le risposte giuste.
Al via, i primi due giocatori di ogni squadra dovranno correre verso il mucchio delle lettere, trovare la prima lettera per comporre la parola della risposta giusta, tornare al proprio gruppo battendo la mano del compagno successivo, che a sua volta partirà alla ricerca della seconda lettera, e così via fino a completare la parola.
P.S. La domanda può essere molto semplice (Es1), più complicata (Es2), o avere 2 o più
risposte giuste (Es3):
Es1: Chi è il principale nemico di Batman? Joker
Es2: Quale scrittore respinse Joker? Bill Finger
Es3: Un nemico di Batman. Joker, Pinguino, Bane, ecc. ecc.
Obiettivo: Vince la squadra che indovina la risposta e che riesce a comporre per prima la
parola!!
Come al solito non divertitevi troppo, e spremetevi le meningi!!

Se avete provato anche voi questo divertentissimo gioco, fatelo sapere nei commenti, sulla nostra pagina di Facebook School Comix!
Ti piacerebbe provare anche altri giochi insieme ad altri ragazzi? Vieni a TROVARCI presso la nostra sede ad Aprilia in via Muzio Clementi 49! 
Per info contatta 349 71 82 756 (anche tramite Whatsapp)

sabato 31 marzo 2018

IL CONIGLIO PASQUALE VA IN CITTA'


Il coniglio Pasquale, detto Lino, doveva consegnare tutte le sue uova decorate a tutti gli abitanti della città. Le aveva delicatamente colorate una a una, creando un diverso disegno per ciascun destinatario. Come ogni anno, avrebbe caricato dolcemente sul carretto il cesto di vimini con dentro le preziose uova dipinte. Come ogni anno, sarebbe sceso giù con calma per la strada maestra, lasciando vicino a ciascuna porta un uovo, salutando chiunque con il più largo sorriso. Come ogni anno, avrebbe reso felici tutti quanti. Contento e soddisfatto, caricò dolcemente il cesto di uova sul carretto e si diresse in città percorrendo serenamente la strada maestra. La brezza primaverile lo accarezzava mentre trascinava il carretto con passione, l’odore della campagna lo rilassava mentre gettava un occhio per controllare che le adorate uova fossero tutte al loro posto, i raggi del sole mattutino... Ecco, quelli lo accecarono per un istante, facendolo inciampare su un grosso sasso. Lino ruzzolò da un lato, le ruote del carretto sbandarono dall’altro, mentre il carico di uova decise di proseguire dritto per la discesa. Una cascata di uova iridescenti si dirigeva lontano lontano, mentre Lino non riusciva a fare altro che assistere con gli occhi sgranati, la bocca spalancata, le braccia cadenti. Un solo pensiero riusciva a orbitargli nel cervelletto ormai paralizzato dall’angoscia: «?!». Ma non c’era proprio tempo per riflettere, doveva agire d’impulso e salvare ogni singolo uovo. Agguantò il cestino di vimini ora pienamente vuoto e cominciò a correre forsennato più rapido che poteva, zampettando sul terreno più veloce di una lepre. La lingua gli finiva penzoloni mentre si precipitava a raccogliere il primo uovo. Lo afferrò con la sua presa più salda e gentile, lo infilò nel cestino stando bene attento a non romperlo e intanto continuava a sgambettare. Si fiondò subito su un gruppetto di uova fermo in mezzo a un ciuffetto d’erba, le acchiappò e mise a far compagnia all’uovo solitario nel cesto. E poi ne salvò uno incastrato in un cespuglio di rovi, un altro dentro al nido di un falco, uno giù per la scarpata, sopra a un masso, immerso nel fiume, sotto a una foglia, di fianco a una staccionata, tuffato in una fontana, dietro a un cartello stradale, in mezzo a una rotatoria, sopra a un semaforo, dentro a un tombino, sotto a un’automobile. Era finalmente arrivato in città percorrendo tuuuuuutta la strada maestra di corsa. Si fermò a riprendere fiato prima di soffocare e a riposare le zampe prima di cadere sfinito. Non vedeva più uova ruzzolare intorno. Lino era riuscito a recuperarle tutte quante. O forse qualcuna era ormai fin troppo ben nascosta, ma Lino non voleva nemmeno prendere in considerazione l’idea di doversi mettere a correre di nuovo. Ce l’aveva fatta, in un modo o nell’altro. Gli era rimasto ancora del tempo sufficiente per consegnare tutte le uova, ce l’avrebbe fatta. Si fermò davanti alla porta più vicina e suonò il campanello, girandosi a cercare nel cestino di vimini per recuperare l’uovo giusto per quell’abitazione. Ma non fece nemmeno in tempo a voltarsi che scivolò dritto sul marciapiede. Aveva le zampe sporche di... cos’era quella sostanza appiccicosa che sembrava provenire dall’interno del cesto? Con lo sguardo carico di terrore, Lino si sporse a controllare in che condizioni fossero le uova. Con l’angoscia nel cuore, riemerse dal fondo del cestino. Erano tutte completamente fracassate. Solo questo aveva in mente in quel momento disperato: «...». Per la prima volta, non avrebbe reso felici tutti quanti. Era fermo lì, seduto a terra, appoggiato schiena al muro. Tirò un calcio deluso ribaltando il cestino, l’albume cominciò a scolare copioso lungo la via asfaltata. Dalla porta a fianco si affacciarono per verificare chi avesse suonato il campanello. Era un’anziana coppia di coniugi. Alla vista di Lino così ridotto, la signora raccolse il cesto di vimini ancora bello pieno d’albume, mentre il signore chiamò a gran voce tutti i vicini disponibili. Lino non se n’era accorto, impegnato com’era, ma si era fatta ora di pranzo. Cominciarono ad arrivare a frotte, da ogni direzione, di tutte le età. Sembrava che tutta la città si stesse radunando in quella casa, sotto allo stesso tetto. Mentre la signora versava l’albume in un’enorme padella, il signore apparecchiava la tavola e faceva sedere ognuno al proprio posto. Lino osservava incredulo cercando di seguire ogni movimento, ogni gesto, muovendo a scatti la testa di qua e di là, ma il viavai era tale da impedirgli di capire tutto e forse era meglio così. L’odore che dalla cucina proveniva stava inondando tutto l’ambiente di un friccicore asprigno e gustoso. La signora si presentò fuori dalla cucina con un piatto ricolmo del frutto di quelle uova. Era pronta, la frittata di Pasquale. Pronti a tavola, tutti sorridevano allegri, gioviali. Lino non riusciva a crederci. Come ogni anno, era riuscito a rendere felici tutti quanti.

venerdì 30 marzo 2018

COSPLAY LEVEL UP

Articolo di Onikitty Chan - Cosplayer 

Spesso capita di sentirsi bloccati, dopo un paio d'anni passati a fare da soli i propri cosplay, non si vede quel magnifico level up che si sta aspettando e il risultato non è mai abbastanza soddisfacente ai nostri occhi. Ecco a voi quindi alcuni consigli.
Avere delle buone reference sotto mano: è sempre meglio avere più foto di reference da davanti tanto quanto da dietro. Talvolta da scena a scena i colori sembrano cambiare molto, quindi se esistono delle schede personaggio ufficiali è sempre meglio stamparle e tenerle sempre sott’occhio.
Investire in materie prime decenti: lavorare anche solo con un buon filo che non si spezza dopo pochi punti e con u n ago adatto alla stoffa che si usa fa una grande differenza, non solo da un ottimo risultato, ma aiuta anche a non sprecare tempo. Ovviamente dipende da con cosa si lavora, ad esempio se si cuciono spesso materiali elasticizzati, nonostante ci siano molte alternative, converrebbe investire in una taglia e cuci.
Capire cosa si sta facendo: quando si sta per commettere degli errori madornali di solito è perché semplicemente non si ha un’ idea chiara in mente, per questo è sempre avere un piano , e un piano di riserva nel caso qualcosa vada storto.



Passando un po’ più al lato pratico della cosa ecco alti consigli.
Provare continuamente il cosplay: mentre ci si lavora su aiuta a tenere tutto sotto controllo, soprattutto la taglia quando si lavora con tessuti non elasticizzati
Tenere sempre i fili sotto controllo: non dopo ogni cucitura, perché impiega un po’ di tempo, ma abbastanza spesso, così non c’è il rischio che si scuci nulla né mentre si cuce, né all’ evento.
Usare il ferro da stiro: sia prima di tagliare, la stoffa per averla il più piatta possibile, che mentre su cuce , per mantenere le cuciture interne piatte, che quando si ha il cosplay finito, per non andare in fiera con il cosplay che pare carta stagnola.
Lavare il cosplay prima di metterlo: non che sia sporco, ma essendo provato spesso e segnato col gessetto si potrebbero vedere i segni di gesso, e ad ogni modo un cosplay appena lavato e profumato e decisamente più confortevole.
Dedicare qualche minuto ad un controllo finale: è sempre meglio controllare tutto prima di andare in fiera. prima il cosplay va controllato dall’esterno, cercando se ci sono filetti attaccati o da annodare, se si vedono delle cuciture che non si dovrebbero vedere ecc. poi , se sia ha tempo, dall’ interno,qui si deve controllare se c’è troppa stoffa in eccesso in alcuni punti, se alcuni puti sono saltati o se si è dimenticato di cucire qualcosa, anche controllare se è scappato qualche filo è importante,perché nell’ indossare il cosplay potrebbe incastrarsi e tirare qualche cucitura.

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